Circo Bellucci: quando un gran bel tendone non basta

Dopo aver visto il Circo Bellucci nella piazza di Racale (Le), come in altri casi, prima di scrivere, ci ho pensato un po’. Qui la domanda che mi sono posto è stata: ma c’è davvero qualcosa da recensire che non siano giusto alcuni numeri presentati? No, a guardare lo spettacolo c’è poco da dire, ma ritengo interessante fare alcune riflessioni. Partiamo dallo spettacolo.

Lo spettacolo del Circo Bellucci

Iniziamo dagli aspetti positivi: i pochi numeri presentati non sono male, ma sono oggettivamente pochi (o comunque durano troppo poco). Spiccano su tutto le tigri di Jerry Nicolay: io non sono un’amante della gabbia, o dei numeri di animali in generale, ma il numero di Nicolay merita. Negli ultimi anni mi è capitato di vedere anche grandi complessi presentare numeri di gabbia molto scarni, magari con un buon numero di belve, ma che effettuavano due esercizi in croce. Quando Jerry Nicolay entra in pista, si nota subito l’esperienza di chi questo mestiere lo sa fare: lo si nota dal rapporto con le tigri e la facilità con cui queste ultime eseguono gli esercizi.

Altra nota estremamente positiva è la presenza di Giampaolo Maltese. Il suo numero di ventriloquo, che direi è unico in Italia, è molto divertente e ben presentato; allo stesso modo il simpatico gioco in cui Maltese fa il ventriloquo con degli spettatori del pubblico. Davvero complimenti, un momento simpatico e originale che merita tutti gli applausi che il pubblico gli ha tributato.

Altri numeri dello spettacolo sono: la giocoleria di Kevin, gli Hula Hop di Giusy, i cani ammaestrati di Paolo e i pattini acrobatici dei Los Nignos; tutti numeri della famiglia Folco. In aggiunta troviamo il numero esotico presentato da Emidio Bellucci, composto da: due pony, due lama e due cammelli, per un circo di queste dimensioni, un esotico un po’ scarno. La comicità è affidata a Chicco Nicolay, che insieme a Maltese avevo avuto modo di vedere al Circo Donato Orfei. In entrambi i casi non ho molto apprezzato la comicità, in quanto la ritengo troppo tradizionale, ma qui son gusti, il pubblico ha dimostrato di apprezzare il Clown Chicco.

Come accennavo, lo spettacolo non è nemmeno male, peccato che sia durato circa un’ora e dieci. Sì, un’ora e dieci, avete letto bene.

Un gran tendone non basta

Bellucci è un signor cognome del circo italiano, per cui con immensa onestà intellettuale sono rimasto sorpreso da quanto ho visto. Se consideriamo che lo spettacolo è iniziato con 15 minuti di ritardo, aggiungiamo i 15 minuti di intervallo, la durata è stata di solo un’ora e dieci. Per allungare il brodo, le riprese scelte da Chicco Nicolay sono tutte lunghe: lo spettacolo si apre con una ripresa messa lì per non si capisce quale motivo; mentre le altre riprese scelte sono cinema, orchestra e sedie; tutte entrate che richiedono il coinvolgimento del pubblico e che quindi necessitano anche del tempo della scelta di chi portare in pista.

Il risultato finale è uno spettacolo sotto tono, presentato sotto un tendone da circo di prima categoria, con uno spettacolo da piccolo circo familiare (al netto della gabbia). Nella stessa piazza di Racale, lo scorso anno ho avuto modo di vedere il Circo Marina Orfei, circo molto più piccolo che però presentava uno spettacolo che non aveva nulla da invidiare al Circo Bellucci.

Conclusioni

Il Circo Bellucci, da quando ha riaperto, ha cambiato varie società e vari ingaggi, tra cui la Famiglia Gartner, la Famiglia Martini – Bizzarro e la Famiglia di Ivan Orfei; questo per dire che forse non ho visto lo spettacolo migliore presentato da Emidio Bellucci. Però, al netto di questo, quanto visto a Racale l’ho trovato davvero deludente.