K-Pop sotto il tendone: innovazione o confusione?

Mi ero dato come obiettivo quello di non trattare questo tema. Davanti al moltiplicarsi di locandine e annunci del tributo alle K-Pop nei circhi mi ero ripromesso di chiudere gli occhi e fingermi morto. Poi però un amico del circo mi ha scritto “Fabrizio, ma su questa storia delle K-Pop nessun commento? Nessun articolo?”, ma avevo comunque deciso di desistere. Finché anche un circense mi ha scritto “Io sto aspettando un articolo sulla novità delle K-Pop nei circhi”. Non posso tirarmi mi indietro, è il momento di affrontare la questione.

K-Pop le nuove regine del Circo Italiano

Più di un anno fa, avevo scritto su CircusNews un contributo dal titolo provocatorio “Il Cirque du Soleil non è circo ma l’Auto Transformers sì?”; possiamo dire che il tema delle K-Pop rientra di diritto in questa riflessione. Il tributo a queste nuove beniamine dei bambini è ovviamente una trovata per spingere i genitori a portare i figli al circo: stessa funzione dell’Auto Transformer o di King Kong, niente più e niente meno.

Onestamente, forse qualcuno si sorprenderà nel leggerlo scritto su questo blog, ma Transformers, cartoni animati e K-Pop penso siano più giustificati se inseriti in alcuni contesti, come per esempio i piccoli circhi di famiglia, che per natura non hanno numeri forti e hanno sia bisogno di riempire lo spettacolo sia di utilizzare qualcosa in pubblicità che richiami il pubblico. Tutto questo ritengo sia meno comprensibile in grandi circhi con grandi nomi e grandi numeri.

Sia l’amico del circo che il circense mi hanno scritto la medesima considerazione: ma davvero grandi circhi con degli spettacoli di livello hanno bisogno di ricorrere alle K-Pop per attirare pubblico?

Il Circo Italiano e la visione artistica

La questione K-Pop, a mio avviso, si inserisce all’interno di una tematica molto ampia che riguarda il circo italiano: la maggior parte dei complessi non ha una visione né artistica né innovativa del proprio spettacolo. Spesso, i circhi italiani presentano tutti lo stesso spettacolo fotocopia, senza nessun guizzo artistico e nessuna vera differenziazione dagli altri.

Si distinguono tra tutti Gravity, che cerca di innovare portando ogni anno uno spettacolo con una differente tematica a fare da linea guida, le produzioni di Tayler Martini (Circo Sull’Acqua, Circo Magico, Magico Circo On Ice), Circus Atmosphere per l’eleganza dello spettacolo o anche Circo Busnelli di cui ho già parlato. Ci sono poi i grandi circhi con animali che cercano di proporre spettacoli di qualità: tra cui Darix Martini, Maya Orfei, Paolo Orfei (Martino – Dell’Acqua) e Rony Roller, che presentano appunto il circo nella sua forma più tradizionale.

Per il resto, che nessuno se ne abbia a male, rimane tutto un po’ in un limbo senza particolari guizzi. Il Circo Italiano sembra proprio essere allergico all’innovazione, è come se andasse avanti per inerzia proponendo sempre la medesima tipologia di spettacolo.

Per cui, in un contesto di spettacoli deboli, non mi sorprende che si ricorra all’escamotage delle K-Pop per attrarre il pubblico. Non ne comprendo la scelta se a farlo sono appunto grandi circhi con nomi altisonanti e con spettacoli di altissima qualità: questi circhi hanno davvero bisogno di ricorrere alle K-Pop?

Conclusioni 

Per concludere questo articolo voglio condividere la riflessione che mi ha lasciato il circense che citavo all’inizio: se hai un signor spettacolo e ricorri alle K-Pop “non credi nel prodotto che vendi”; come non essere d’accordo? Altra riflessione interessante che sempre lo stesso circense mi ha sottoposto è la seguente: che senso ha spendere cifre faraoniche per numeri di gabbia, coreografi, volanti o globo della morte se poi, per attirare il pubblico, ti servono le K-Pop? Il problema ovviamente è a monte di tutta questa storia.

A me ha fatto enormemente piacere che queste riflessioni mi siano state poste sia da un addetto ai lavori che da un amico del circo: questo vuol dire che non tutti si approcciano al circo senza spirito critico o rifiutando categoricamente qualunque considerazione venga dall’esterno.