Togliere gli animali dallo spettacolo non basta

In questi giorni su CircusNews è stata pubblicata una magistrale intervista di Davide Vedovelli a Brigitta Boccoli. Inutile dire che tale intervista andrebbe letta e riletta, in quanto le domande di Vedovelli permettono alla Boccoli di fare un’analisi lucidissima della situazione attuale del circo italiano.

L’intervista si apre con questa introduzione: “Brigitta Boccoli non nasce nel circo, ma ci arriva dopo aver costruito un suo percorso artistico e personale nel mondo dello spettacolo. Proprio per questo ha uno sguardo oggettivo, lucido ed istintivo al tempo stesso, che le permette di analizzare alcuni meccanismi che, per chi dentro un mondo c’è nato, per abitudine, affetto o tradizione, sarebbe difficile mettere in discussione”.

Quanto evidenziato qui è un po’ il punto cruciale della questione, su cui sono già tornato in precedenti articoli: parte del circo italiano sembra essere totalmente allergico alle critiche esterne, dimenticando che generalmente chi critica da esterno è anche uno spettatore pagante.

Nell’intervista, mi ha colpito anche un’altra cosa non trascurabile: stiamo oggettivamente andando verso la dismissione degli animali anche in Italia e, qualunque cosa si voglia dire, mi dispiace, ma è un processo che non finirà diversamente. Proprio sul tema, la moglie di Stefano Orfei sottolinea come “togliere gli animali da uno spettacolo non significa automaticamente avere inventato il circo del futuro. Hai semplicemente tolto gli animali. Adesso devi avere un’idea. È lì che comincia la parte artistica”.

Non basta togliere gli animali dal circo

Io non mi sono mai nascosto dietro un dito: i numeri di animali mi annoiano (salvo rare eccezioni) e preferisco il circo senza animali. C’è però un grosso ma: quello che dice la Boccoli inquadra una grande verità, non basta eliminare gli animali, lo spettacolo deve comunque offrire una visione artistica che spesso manca. Per spiegare meglio il concetto, vi parlerò di alcuni spettacoli senza animali che ho avuto modo di vedere.

Vorrei partire dal positivo: ci sono alcuni circhi senza animali che mi sono rimasti molto impressi, in primis Gravity di Larry Rossante, con la regia di Mister David, che oggi è oggettivamente l’unico circo senza animali in Italia che ogni anno presenta una produzione innovativa di qualità e che cerca di portare uno spettacolo non banale e con un’idea ben precisa dietro. Ho anche già parlato del Circo Busnelli, sicuramente meno innovativo come spettacolo, ma che comunque ha il Clown Dylan come filo conduttore dello show e riesce a mixare perfettamente l’assenza degli animali con la struttura classica del circo italiano.

Citerei anche il Circus Atmosphere, che si presenta senza annunciatore, con un’atmosfera sognante, un’attenta scelta delle musiche e della messa in scena dello spettacolo, in un ambiente sobrio ed elegante. Ricordo che la prima volta che lo vidi, uscii dal tendone pensando di essere uscito da un sogno.

Restando su complessi medio-grandi, la stessa attenzione non l’ho trovata nel Circo sull’Acqua di Tayler Martini. Ho avuto modo di vedere diverse varianti dello spettacolo, ma, al di là della qualità di alcuni numeri, nel complesso non ne sono mai uscito davvero soddisfatto. L’elemento dell’acqua era buttato lì e mai sfruttato fino in fondo. Diversa è stata la produzione, sempre di Tayler, de Il Circo Magico, in cui effettivamente, tra il presentatore e il mago che occupava gran parte dello spettacolo, c’era una bella struttura narrativa. Non per nulla la regia era firmata da Ottavio Belli. Appunto, c’era una regia.

Ho aspramente criticato Oblio, il circo degli orrori della Famiglia Martino, proprio perché era uno spettacolo senza né capo né coda. Numeri di bassissima qualità, trama inesistente. Quello spettacolo era la dimostrazione di come non basti togliere gli animali: serve un’idea ben precisa e una realizzazione all’altezza. Allo stesso modo il Circo Città di Roma, che a Parma come animali aveva solo i cavalli, che però non erano in alcun modo pubblicizzati, e si presentava con uno spettacolo sottotono e senza nessun guizzo (salvo un due numeri aerei della stessa artista).

A questo elenco aggiungo il Cirque d’Europe della Famiglia Martini, che ha passato le feste natalizie in Toscana: stesso problema, spettacolo debole, numeri dimenticabili con un semplice alternarsi di artisti. Con i dovuti distinguo, il tema riguarda anche molti circhi piccoli: senza animali perdono totalmente lo spettacolo.

Parto da un esempio positivo. Il Circo Dylan, per quanto piccolo, per quanto lo spettacolo fosse intervallato dalle mascotte dei cartoni animati, portava in pista dei veri numeri da circo. Per cui, nel complesso, lo spettacolo era davvero gradevole. Mi è però capitato di vedere il Circo Tropical e il Circo Atlantis, in cui durante lo spettacolo c’erano sì e no 2-3 numeri veri in mezzo a infinite riprese e mascotte. Tra i circhi peggiori che abbia mai visto. Non c’era né idea né spettacolo.

Perché il pubblico dovrebbe venire al circo? 

Sempre Brigitta Boccoli, nell’intervista, fa ancora centro facendo notare come spesso molti circhi mettano su uno spettacolo e si aspettino che il pubblico vada a pagare per vederlo. Fine. Nessuna idea innovativa, nessuna comunicazione efficace. Io vado in città, monto e aspetto. Peccato che questo sia contrario a tutte le regole del fare impresa e del marketing.

Sul tema del circo senza animali il punto non è diverso: non basta togliere gli animali e limitarsi a rimpiazzare quello spazio con mascotte e riprese. Il pubblico paga per vedere cosa? Questo non vuol dire avere numeri assurdi, troupe e cose fantasmagoriche: vuol dire però metterci la testa per creare un prodotto che almeno abbia un senso.

Il Circo Busnelli non ha numeri fantasmagorici, eppure lo spettacolo è ottimo. Il motivo? L’idea che c’è dietro lo spettacolo funziona di brutto. Diciamocelo, inutile fare finta di nulla: da qui a qualche anno non ci saranno più gli animali nei complessi, quello sarà il vero banco di prova che spaccherà il circo italiano tra chi il circo lo sa fare davvero e chi tira a campare improvvisando spettacoli.