Circo Busnelli: quando un ottimo clown eleva uno spettacolo

Il Circo Busnelli è un circo di medie dimensioni, lo spettacolo che ho deciso di recensire in questo articolo, è quello presentato lo scorso anno durante la tournée in Toscana. Ancora non avevo aperto questo portale quando ho avuto modo di vedere questo circo, però ritengo importante dedicargli un articolo, per alcuni aspetti che voglio farvi scoprire.

Lo spettacolo del Circo Busnelli

Lo spettacolo si apre con il presentatore (Damian Kost) che entra per assicurarsi che gli attrezzi e la pista siano in ordine, su un baule trova un pupazzo. Questo è Dylan, il pupazzo che il presentatore aveva da bambino. Da essere inanimato riposto nel baule, si trasforma in umano, ed è così che entra in scena il Clown Dylan (Dylan D’Amico), che lungo lo spettacolo si rivela la vera chicca di questo circo.

Dopo un breve intermezzo di Dylan, lo spettacolo prende avvio con un bel numero dal cavo d’acciaio, portato in pista da Angel Busnelli. Gli altri numeri che compongono lo spettacolo sono: il Trapezio Washington di David Busnelli, l’antipodismo di Nicole Vulcanelli, la giocoleria di Andrea Bobba che arriva a junglare con la bocca. Chiudono la prima parte dello spettacolo il verticalismo di Elizabeth Busnelli e i Piatti Oscillanti del Clown Dylan.

La seconda parte dello spettacolo si apre con le grandi illusioni con il rientro in scena di David Busnelli, il trapezino di Elizabeth Busnelli e la chiusura con la giocoleria bouncing del Clown Dylan. Uno spettacolo molto gradevole, con bei numeri, ben presentati, non banali e tutti della giusta durata. Ma ad elevare tutto lo spettacolo sono le riprese del Clown Dylan.

Il Clown Dylan al Circo Busnelli

In un precedente articolo ho già parlato della mia idea di clownerie e di quanto questa sia fondamentale all’interno dello spettacolo circense; mi capita fin troppo spesso di guardare le riprese e annoiarmi a morte: qui al Circo Busnelli non è successo, anzi, ho riso di gusto.

Dylan D’Amico calca la pista con immensa naturalità e porta in scena riprese originali che fanno ridere davvero, cosa che dovrebbe essere scontata ma che ahimè non lo è. Un menzione speciale la merita la ripresa del gilet: parte la musica, Dylan toglie giacca e camicia e resta con un gilet catarifrangente. Il presentatore lo riprende ma lui continua a togliere camicie su camicie e gilet su gilet. Entra in pista Arcangelo Busnelli, direttore del circo (già clown del circo), che mentre raccoglie i gilet da terra, resta anche lui con un suo gilet.

Il presentatore sfinito di riprendere clown e direttore, colpo di scena, resta anche lui in gilet. Il pubblico ride di questo geniale tormentone guidato da un ottima scelta musicale. Una delle riprese più riuscite che abbia visto. Allo stesso modo ho amato la ripresa della ballerina: semplice ma mega d’effetto.

Elizabeth Busnelli presenta il suo trapezino nella parte di una ballerina sulle punte, uscita di scena lei, entra Dylan in tutù, prova a salire sul trapezio e il trapezio si rompe. Semplice, ma d’effetto per come viene portata in pista, per l’espressività di Dylan e per quanto lui stesso è nel personaggio.

Dovessi trovare un piccolo difetto, lo trovo nell’apertura dello spettacolo: Dylan finge di suonare degli strumenti finché non parte il jingle del circo sulle note di Zum Zum Zum di Sylvie Vartan. Questa apertura mi risulta un po’ troppo lunga e rallenta l’avvio dello spettacolo, che a mio avviso dovrebbe essere più carica in modo da aprire con una spinta di energia. Bellissimo invece il finale con lo strucco del clown e Dylan che rientra nel baule e il pupazzo che ritorna inanimato al suo posto.

Conclusioni

Il Circo Busnelli è la prova che con attenzione alla regia dello spettacolo e attenzione alla scaletta, anche circhi di medie dimensioni possono portare in scena uno spettacolo gradevolissimo che non punta a stupire con attrazioni assurde, ma che ha come obiettivo quello di intrattenere il pubblico con uno spettacolo di qualità che vale tutto il prezzo del biglietto.

Atmosfera curata, attenta scelta musicale dei numeri, un clown eccezionale e ultimo ma non per importanza, un presentatore che fa il presentatore e resta tale per tutto lo spettacolo. Sono sempre più i circhi che rinunciano all’annunciatore, in alcuni casi la scelta è azzeccata (si veda il Circus Atmosphere), in altri l’assenza di un bravo presentatore, come il caso di Damian Kost, da Busnelli, appiattisce lo spettacolo e ne mina la qualità.