Oblio Horror Circus: come riesumare (male) il circo degli orrori

Prima di scrivere questo articolo, ho un po’ riflettuto: mi sono chiesto se ci fosse il rischio di buttare giù una recensione che fosse eccessivamente negativa. Ho scelto di scrivere provando a essere il più oggettivo possibile, partendo da un presupposto: un mio precedente articolo aveva come titolo “Fare cose sotto un tendone, non vuol dire fare circo”, in questo caso, potrei introdurre quanto segue con “Fare cose e chiamarle circo, non vuol dire fare circo”.

A Livorno, presso il Modigliani Forum, nel giorni 21-22-23 Novembre presenta i suoi spettacoli l’Oblio Horror Circus della Famiglia Martino. Quando ho letto della tappa ero onestamente contento, a me il periodo della moda degli orrori mi era piaciuto. Dopo aver assistito allo spettacolo, ho cambiato totalmente idea.

Sarei ipocrita a dimenticare che dietro lo spettacolo c’è un grosso lavoro di tante persone, investimenti di tempo e denaro, prove e sudore: ma sarei altrettanto ipocrita se non ammettessi che a me lo spettacolo non è per nulla piaciuto. Magari faccio parte di una minoranza troppo critica, ma vorrei spiegarvi di più. Iniziamo facendo un passo indietro. 

Il Circo degli Orrori

Circa una decina di anni fa, il circo italiano ha fatto i conti con la moda del Circo degli Orrori. Dico “moda” perché, partendo dalla famiglia Zoppis che portò in Italia la produzione “Circo de los Horrores”, i circhi che riprendevano questo modello furono tanti. Io ho avuto il piacere di assistere alla produzione “Circus Of Horrors” della Famiglia Bellucci e a “Circo Infierno”, che era la seconda produzione della Famiglia Zoppis.

Due spettacoli molto gradevoli, i Bellucci importavano la produzione inglese e gli Zoppis quella spagnola, ma la base era la medesima: nella hall del circo un cimitero buio con strani individui che cercavano di farti paura e uno spettacolo guidato da Lucifero, o chi per lui, che ti accompagnava lungo una rappresentazione in cui gli artisti erano, a loro volta, un qualche personaggio a tema horror.

In questa novità ci vedevo del buono per alcuni semplici motivi: erano produzioni che cercavano di mettere in discussione l’idea che il circo fosse solo per bambini, ma soprattutto si presentavano come produzioni diverse rispetto al classico susseguirsi di numeri tra loro indipendenti, tipico del circo tradizionale italiano. Per inciso, a me piace molto il modello classico del circo italiano, ma a volte serve anche fare qualcosa di diverso, e il circo degli orrori aveva questa pretesa.

Non ricordo bene come e quando, ma questa moda ha esaurito la sua spinta innovativa e gradualmente lo spettacolo degli orrori è stato dismesso e per molto tempo non ne abbiamo sentito più parlare.

Oblio Horror Circus

La prima volta che vidi che qualcuno rimetteva in piedi uno spettacolo degli orrori, ho subito pensato “Grandi, dopo 10 anni, se lo rimetti in piedi, sei il solo a farlo e non hai concorrenza. Risulti unico. Davvero un’ottima idea”. Per cui, non vedevo l’ora di vedere, come dopo tanto tempo, era stato reinterpretato questo tipo di spettacolo.

Per quanto io mi impegni a trovare del buono, l’Oblio Horror Circus è un tentativo pessimo di riesumare il circo degli orrori. Già l’ingresso è molto meno d’effetto: il Modigliani Forum non permette di mettere su un cimitero, di fare buio e creare l’atmosfera che di solito c’era sotto la hall del circo. Inoltre, più che a un tema horror, lo spettatore si trova di fronte a una volgarità immotivata che poi permea tutto lo spettacolo. Volgarità che, se inserita nel giusto contesto, ci sarebbe stata tutta, ma qui vengono solo dette parolacce a caso.

La storia dietro lo spettacolo non ha né capo né coda, non è funzionale allo svolgimento dello spettacolo stesso. Le parti recitate sono scritte male e portate in scena peggio. Ma tutto questo potrebbe passare in secondo piano, se ci si trovasse di fronte a uno spettacolo artisticamente di qualità.

Lo spettacolo degli errori

In circa due ore di spettacolo i numeri portati in scena sono questi: apre una Ruota Cyr, segue un numero di tessuti aerei fatto sostanzialmente a terra (data l’altezza del palco) che ne compromette la riuscita, limitando l’artista su figure basiche. Abbiamo poi dei giochi di fuoco, un cerchio aereo su cui vengono fatte giusto tre figure e un’ottima ripresa del cinema, che resta la cosa più riuscita dello spettacolo.

La seconda parte si apre con il Laser Man, numero su cui mi sono già speso, e che a mio avviso non dovrebbe nemmeno esistere all’interno di uno spettacolo circense. C’è poi un numero di palo cinese, che tra tutti i numeri (tolta la ripresa) è l’unico ottimamente presentato, segue un numero di giocoleria con cinque palline e un numero di magia.

Avrebbe poco senso che io entrassi nel dettaglio del singolo numero e della storia: basti sapere che i numeri erano molto basici, la parte teatrale che intervallava i numeri era sempre lunga, scritta male e davvero poco funzionale al resto dello spettacolo. Con estrema sincerità, mi sono pentito di aver invitato delle persone a venire con me e a spendere 17 euro per vedere questo spettacolo.

Persone che frequentano con me la Scuola di Circo Teatro, abituate quindi a spettacoli di circo contemporaneo e a festival che ruotano intorno a questo tipo di circo. Se di solito, dopo ogni spettacolo, mi chiedo se sono io a essere iper critico, in questo caso ho avuto modo di registrare la delusione, e direi anche lo sgomento, di altre persone.

Conclusioni

Per onestà intellettuale, qualcuno (una persona) a fine spettacolo ha anche urlato “bravi”, per cui a qualcuno lo spettacolo è piaciuto. Ma in generale, la messa in scena, non mi pare, abbia registrato chissà quali applausi, se non quelli di cortesia a fine numero e a fine spettacolo.

Il concetto resta il medesimo su cui torno spesso: portare in scena uno spettacolo per un pubblico che paga, richiede attenzione. Fare lo switch da una struttura tradizionale a un circo di regia, richiede il doppio dello sforzo, perché si va a mixare circo e teatro. Oblio Horror Circus, risulta un esperimento mal riuscito sotto tutti i punti di vista.