Come ogni anno, a Bergamo, per la fiera di Sant’Alessandro, arriva il circo: quest’anno è il turno del Circo Rolando Orfei, della famiglia Coda Prin. Ho approfittato di un giorno di ferie per raggiungere la città lombarda e assistere allo spettacolo del circo. Lo ammetto, lo spettacolo mi è talmente piaciuto che ne ho approfittato assistendo a due spettacoli di fila. Andiamo per gradi e scopriamo lo spettacolo presentato a Bergamo.
Lo spettacolo del Circo Rolando Orfei
Lo show si apre con Krassym, annunciatore dello show, e Valerio Nobili che cantano un pezzo originale del Circo. Con estrema sincerità, è una parte che eliderei dallo spettacolo, in quanto, vedendo quanto segue, risulta un po’ sotto tono rispetto al resto. Si apre ufficialmente lo show con tutti gli artisti in pista che accompagnano un’artista al cerchio aereo. Durante il numero entra la bella ed elegante cavalleria in libertà presentata da Athos Adami e Karin. Entrano così in scena i giovani clown del Circo, Nino e Gino che, nei panni di due impacciati messicani, presentano un simpatico numero acrobatico a terra e al tavolo. Veramente un numero piacevole e soprattutto ben presentato.
Si passa a un classicone del circo, che io apprezzo particolarmente, ovvero l’antipodismo di Karin, per poi spostarsi su un ottimo numero di giocoleria in bounching presentato da Konnor D’Amico, che, nonostante la giovane età, presenta un numero perfetto, senza sbavature e con una presenza scenica ragguardevole. Nino e Gino, insieme al padre Jones, portano in pista i clown musicali con la classica struttura della boxe con un bellissimo numero con le campanelle.
Scende poi in pista Kendra D’Amico con un elegantissimo numero di contorsionismo. Kendra in pista sembra essere eterea, quasi venuta da un altro pianeta. Tornano Nino e Gino con la ripresa del golf, per introdurre le K-Pop inserite nel contesto del numero della donna laser. Ho già parlato delle K-Pop e del fatto che il numero uomo-donna laser, per me, non dovrebbe nemmeno essere nella pista di un circo. Ma, a onor del vero, la combo delle due cose, inserite in uno spettacolo di qualità, rende tutto più accettabile. Tornano poi in pista i clown con la classica ripresa del palloncino, per permettere il montaggio della rete e lasciare spazio ai Flying D’Amico. Come avrete letto sulle pagine di CircusFans, la troupe è giovane, si sente un po’ la mancanza del triplo salto mortale, ma il numero risulta comunque molto gradevole e riscuote apprezzamento da parte del pubblico.
Finito il primo tempo, si passa alla gabbia presentata in alternanza tra padre e figlio, ovvero Alex e Luke Franchetti. In pista 7 tigri, a cui con Alex si aggiunge una leonessa. L’ho già detto più volte, non sono un amante dei numeri con gli animali, ma sulla gabbia dei Franchetti bisogna essere oggettivi: è probabilmente una delle migliori gabbie attualmente presente in Italia, sicuramente quella con più belve in pista. Il numero è un mix dello stile del domatore che fa ruggire le belve per dimostrarne la ferocia e l’approccio più dolce e affettuoso sul finale. Nulla da dire, un numero magistrale. Davvero complimenti a padre e figlio.
Alla gabbia segue un bel numero di palo aereo presentato da Isabel, al netto di qualche insicurezza, il numero è molto bello ed elegante, con un’ottima scelta musicale. Prima dell’esotico tornano Nino e Gino con la ripresa del mago, tornano quindi in pista Athos Adami e Karin con gli animali esotici del circo. Una parata piacevole, ma dopo che uno vede Massimiliano Martini, tutti gli altri esotici perdono fascino. Adami porta in pista un numero pulito, semplice e lineare. Con tutti gli artisti in pista si chiudono oltre due ore di show.
Perché non Alex Hamar?
Voglio fare qui il medesimo discorso fatto per il Circo M. Orfei di Darix Martini. Il circo della famiglia Coda Prin si presenta con un ottimo spettacolo, le cose da migliorare sono poche. Nino e Gino sono giovani e, al netto di qualche ripresa un po’ lunga, sono davvero bravi. I numeri presentati sono di qualità e non durano certo tre minuti scarsi, lo show non è infarcito di riprese messe lì solo per allungare il brodo, la gabbia è una vera gabbia d’altri tempi. Il tutto presentato sotto delle strutture tenute bene, un impianto luci e una regia eccezionali, come pochi se ne vedono in Italia. Allora la domanda sorge spontanea: perché investire in un’insegna non di famiglia? Un circo così non ha bisogno dell’altisonante nome Orfei, a mio avviso.
Nella vita mi occupo di Marketing e Comunicazione per un gruppo di aziende, vorrei poter spiegare in maniera approfondita e puntuale la questione dell’insegna e del brand, ma qui lo spazio è poco. Mi limito a dire che, con una comunicazione studiata e fatta bene, l’insegna Orfei non serve se si va sul mercato con uno spettacolo e con delle strutture del genere.
La Famiglia Coda Prin il Circo, quello con la C maiuscola, lo sa fare e si vede. Ho visto due show di fila e mi è sembrato davvero di tornare ad avere di fronte un signor spettacolo che, al di là della qualità dei numeri su cui si può essere o meno d’accordo, è ottimamente presentato in generale. Da spettatore, da appassionato, da ammiratore mi faccio una domanda: davanti a questa qualità, perché non tornare alla storica insegna Alex Hamar?
