Si è da poco concluso il Festival Internazionale del Circo d’Italia. Mi ha colpito una cosa: tra tutti gli artisti presenti, tra quelli in gara e gli ospiti, c’erano solo tre numeri di animali, ovvero cavalli, cani e pappagalli. In qualche modo questo, a mio avviso, è il segno di una realtà in evoluzione. Ma vorrei accompagnarvi in una riflessione.
Cavalli, dubbi e Standing Ovation
Prima di addentrarmi nella riflessione, ci tengo a specificare che nessun giudizio è espresso nei confronti degli artisti che hanno portato in pista i numeri con animali. Quella che cercherò di fare è una riflessione di più ampio respiro sui numeri di animali, rapportati al resto.
Per questa XXVI edizione del Festival del Circo di Latina, i numeri di animali scesi in pista erano solo tre: i cani di Nicole Berousek e i cavalli di Giulia Giona in gara, a cui si aggiungevano i pappagalli di Alessio Foschesato come numero ospite. Voglio partire proprio da Giulia Giona: ha portato in pista un numero di cavalli molto poetico ed elegante; lei si muoveva in pista con grazia e leggiadria, trasportando il pubblico in un mondo quasi fatato.
Finita l’esibizione della Giona, la giuria del festival si è alzata in piedi. Peccato che la standing ovation sia stata tributata solo dalla giuria: nessuno del pubblico ha condiviso questo omaggio. Ed è proprio questo episodio che mi ha fatto riflettere.
Io ho trovato, onestamente, la standing ovation non meritata (come il resto del pubblico che non si è alzato): come dicevo, numero elegante, ben presentato, ma in linea con ciò che si possa vedere in altri circhi durante la presentazione della cavalleria in libertà. L’altro numero che mi ha fatto riflettere è quello dei cani.
Artisti umani e artisti animali
I cani di Nicole Berousek erano il terzo numero della prima parte dello spettacolo in cui era inserita questa artista. Erano preceduti dai giochi icariani e da un numero pazzesco di cinghie aeree. Questi cani arrivavano dopo due numeri molto forti, coinvolgenti e di grandissima qualità: io mi sono ritrovato a guardare questi cani che uscivano facendo il trenino e pensavo “come può questo numero seguire due esibizioni così forti?”.
La potenza fisica, l’eleganza e la bravura dei numeri precedenti avevano totalmente oscurato quel numero di cani. Erano quasi fuori contesto rispetto al livello degli altri numeri portati in pista.
Stessa riflessione mi è sorta con i pappagalli di Alessio Fochesato: belli e ottimamente presentati, nulla da dire, ma dei pappagalli che volano sul pubblico o un pappagallo che fa la capriola sono davvero all’altezza del resto dei numeri fatti da artisti umani?
Io temo proprio di no, temo che non si possa nemmeno fare il paragone. Come si possono paragonare i giochi icariani, il duo alle cinghie, il verticalismo, il mano a mano, il trapezio volante, il trapezio oscillante, i numeri di balestre e coltelli a dei pappagalli che muovono la testa su e giù?
Lo so, questo mio giudizio può apparire duro e perentorio, ma bisogna fare i conti con la realtà. Anche se ci fosse stato l’esotico di Massimiliano Martini, di qualità indiscutibile, saremmo comunque stati di fronte ad animali che girano in circolo. Bellissimo da vedere, di grande effetto e super scenografico, ma è davvero paragonabile a un numero di bascule o a una troupe ai tappeti elastici?
Dobbiamo fare i conti con un mondo nuovo
L’ho ripetuto mille volte, mi perdonerete se lo dico ancora: il mondo dell’intrattenimento è cambiato, gli anni ’90 sono finiti da un pezzo e fare finta che il pubblico sia quello di un tempo non fa certo bene al circo. Al di là delle istanze animaliste, temo che i numeri con animali inizino a essere anacronistici nel 2025.
Certo, il pubblico li va ancora a vedere e li apprezza, ma è un dato di fatto che questo pubblico va riducendosi. Lo dimostra il crescente numero di circhi senza animali e lo dimostra il numero crescente di paesi che vietano l’utilizzo degli animali nel circo.
L’unione tra animali e circo ha, senza ombra di dubbio, rappresentato un connubio importante: ha rappresentato gli anni d’oro e l’affermazione dell’arte circense in Italia e nel mondo. Ma il circo, come tutte le cose, è soggetto a cambiamenti e non si può pensare che ciò che ha funzionato in passato possa continuare a funzionare nel futuro.Se il mondo cambia e volge al futuro, pensare che per affrontare il cambiamento basti utilizzare metodi del passato, è qualcosa che porta a una sola conseguenza: l’essere spazzati via.
