C’era una volta il Circo Cupon’s: il mio ricordo

Avevo compiuto da poco 18 anni, a Melendugno, in provincia di Lecce, era arrivato il Circo Cupon’s. Gigi, un altro appassionato di circo, passò a prendermi per andare a vedere questo nuovo circo entrato in provincia. Non lo sapevo, ma quella sarebbe stata la prima di una serie lunghissima di visite a quel circo.

Se ancora oggi sono i circhi piccoli a scaldarmi il cuore, parte della responsabilità ce l’ha sicuramente il Circo Cupon’s: per me, il circo piccolo per eccellenza. Per questo motivo, in questo nuovo portale, non potevo non dedicare un articolo al ricordo di quegli anni.

Il Circo Cupon’s

I miei ricordi risalgono al 2013: il Circo Cupon’s, all’epoca, si presentava con un bellissimo tendone a due antenne, a strisce gialle e blu. A distanza di anni, ricordo ancora il programma che veniva presentato: lo spettacolo si apriva con la giocoleria di Mario, c’erano poi le Bolas, presentate sempre da Mario ma in coppia col fratello Entoni, che oltre a essere anche il clown, presentava un numero di alta scuola di cavalleria e anche un numero di rola rola.

Ad arricchire lo spettacolo c’era Aniello, amico del circo diventato circense d’adozione, che presentava un numero di rete aerea e anche uno di tessuti. C’era poi un piccolo esotico, composto da un gruppetto di animali alquanto particolari: Macchia, un piccolo pony che non saltava gli ostacoli nemmeno a pagarlo; Mambo, un lama docile solo ed esclusivamente con Entoni; e infine uno struzzo di dimensioni ragguardevoli. Chiudevano il quadro alcuni rettili.

Ricordo ancora quella volta in cui Macchia saltò davvero gli ostacoli. Gerardo, padre di Entoni e Mario, che presentava lo spettacolo, mi guardò mentre ero seduto in gradinata con una faccia tra il sorpreso e lo sconvolto.

A chiudere lo spettacolo erano gli esercizi con la moto, numero tipico della Famiglia Ardizzone, portato in casa da Nadia Ardizzone, madre di Entoni e Mario. Con il primo alla guida della moto e il secondo, in compagnia di Aniello, impegnati negli esercizi acrobatici, si concludeva lo spettacolo del Circo Cupon’s.

Non serve per forza avere un grande circo

Il Circo Cupon’s era una piccola realtà, eppure racchiudeva tutto ciò che io amo del circo: l’adrenalina dello spettacolo dal vivo, il calore delle persone, l’impegno e il sacrificio nel portare avanti lo spettacolo più antico del mondo.

Un circo piccolo non può competere con chi scrittura grandi troupe, trapezisti o numeri spettacolari, ma spesso a rendere bello un circo non sono i numeri, bensì l’amore e la passione che si mettono nel portare in pista uno spettacolo.

Non mi ero mai avvicinato così tanto a dei circensi: ascoltare Nadia raccontare del suo passato era una delle cose che amavo di più. Ma anche restare nel tendone, una volta finito lo spettacolo, quando tutti andavano via e io e Gigi restavamo in attesa di andare a cena tutti insieme. In quegli anni ho scoperto l’altro lato del circo, quello vero, quello che non si vede e che va oltre i riflettori e i lustrini.

Poche persone ma tanta passione: era questo ciò che vedevo ogni volta che varcavo la soglia di quel tendone. Ed era proprio quella passione a rendere quel circo e quello spettacolo unici e, per me, inarrivabili.

Conclusioni

Scavando nei miei ricordi, potrei trovare tantissimi aneddoti di quegli anni: dalle prove col fuoco,  con la conseguente (e scontata) bruciatura, al piccolo raduno degli amici del circo, fino alla prima volta che vidi smontare un tendone.

Oggi quel circo non c’è più, è chiuso ormai da anni. Eppure temo che, per me, non esisterà mai un circo che possa essere più “circo” del Circo Cupon’s. Se dico la parola circo e chiudo gli occhi, vedo un tendone a strisce gialle e blu, proprio come quello del Circo Cupon’s nel 2018.