In questi giorni ho avuto modo di assistere alla III Edizione del Festival Internazionale del Circo di Stresa. Questo giovane festival si svolge sotto le strutture del Circo Peppino Medini e vede l’organizzazione curata da Fabrizio Medini e la consulenza artistica di Alex Castrechini.
Nel complesso, lo spettacolo presentato è piacevole. Le strutture del Circo Peppino Medini sono una vera chicca per un complesso di queste dimensioni. Il presentatore, che accompagna il pubblico lungo lo spettacolo, è molto bravo, pur perdendosi ogni tanto nella lettura dei testi.
Il mio giudizio nei confronti del festival è tutto sommato positivo, ma non del tutto. Il motivo di questa mia riserva è nel titolo: sono i dettagli a fare la differenza e, in questo caso, è mancata l’attenzione al dettaglio. Ma andiamo per step.
Gli artisti in gara al Festival del Circo di Stresa
Partiamo dagli aspetti positivi, anzi, partiamo da chi stacca di gran lunga tutti gli artisti in gara: Donald e Vanessa Niuman, con il loro numero di coltelli e balestre, sono adrenalina pura; non per nulla la chiusura dello spettacolo è affidata a loro. Questo numero porta in pista un’energia assurda, catapulta lo spettatore in pista con il duo e lo tiene sul filo del rasoio con la tachicardia per tutto il tempo.
L’intesa tra Donald e Vanessa, la loro presenza scenica, l’ottima scelta musicale, la scelta dei tempi: in breve, tutto in quel numero è studiato alla perfezione e il risultato è pressoché eccellente. Ed è proprio quello che hanno Vanessa e Donald a mancare a molti dei numeri in gara.
Molti dei partecipanti a questo festival vengono da scuole di circo, in particolare dalla scuola di Cirko Vertigo. Mi dispiace dirlo, frequentando anche io una scuola di circo, ma tra numeri provenienti da una scuola e numeri provenienti da altri circhi, c’è una differenza abissale. Questa differenza non è nella qualità intrinseca del numero o nella bravura dell’artista, queste sono innegabili: la discrepanza si nota nella messa in scena del numero, nella scelta della musica e nella presenza scenica in generale.
Numeri che meritano di essere menzionati sono sicuramente il mano a mano del duo Waves, composto da Houssain Amrani e Nerea Otero, che presentano un numero di forza ma con un’eleganza disarmante. Molto bello anche il filo molle di Roberto Colombo, peccato che lo abbia trovato debole relativamente alla scelta musicale e alla messa in scena in generale. Particolarissimo l’originale numero della bicicletta aerea del colombiano Alejandro Romero.
Altri numeri che mi hanno colpito sono il cubo aereo della svizzera Micol Pedrazzoli, la giocoleria di Junior Neves che nonostante gli errori si mangia la pista e per presenza scenica si mette in tasca più della metà del cast; e infine menzione speciale per il Clown Mosquito.
La clownerie, nota dolente per troppi circhi, qui è affidata a un giovane clown messicano: risata contagiosa e piglio estremamente coinvolgente. La chicca è la ripresa della radio 2.0: qui nessuna radio, suona lui. Mosquito passa dalla tromba al sax, dai piatti fino al tamburo in una moderna e originale entrata musicale.
I dettagli del Festival del Circo di Stresa
Cosa differenzia un festival da uno spettacolo di circo normale? La risposta a questa domanda è di fondamentale importanza per comprendere i punti deboli di questo festival. Un normale spettacolo di circo ha dei numeri deboli, che spesso sono messi lì per fare riempimento. In generale, da un normale spettacolo di circo si hanno delle aspettative sulla qualità minori rispetto a quelle che possono essere riservate a un festival, che per sua natura raccoglie insieme delle eccellenze.
Ecco, la qualità delle esibizioni del Festival del Circo di Stresa non ritengo sia superiore a quella di uno spettacolo di media categoria. Per carità, le aspettative non erano quelle che uno può riservare al Festival del Circo di Latina, per restare in Italia, ma mi aspettavo un po’ di più.
Per esempio, mi ha lasciato molto perplesso il numero con la scala libera di Simone Menichini. L’artista viene presentato specificando che a essere il perno del numero stesso sia il fatto che lui non rinuncia mai alla sua brioche; allora uno si aspetta che questa fantomatica brioche sia l’elemento che aumenta la difficoltà del numero stesso, in realtà no.

La brioche, durante l’esecuzione degli esercizi alla scala, resta nella bocca dell’artista: al netto di tutto, questo elemento estraneo non complica gli esercizi, non aggiunge e non sottrae nulla. Risulta una scelta “teatrale” che non influisce in nessun modo; sorge la domanda: perché aggiungere al numero un elemento inutile?
Altro punto dolente dello spettacolo è la regia musicale: troppi momenti di silenzio, per esempio tra la fine del numero e la presentazione dell’artista, e in generale la scelta musicale di molti artisti non mi ha per nulla colpito.
Conclusioni
Il mio giudizio sul Festival Internazionale del Circo di Stresa è in generale positivo: nonostante gli alti e bassi lo spettacolo è gradevole. Il festival è giovane e ha bisogno di crescere e fare strada, le criticità che ho riscontrato sono in qualche modo giustificate proprio dalla giovane età di questa rassegna. Sono certo che i punti deboli, con il tempo, saranno sempre meno evidenti: per cui non posso che chiudere l’articolo complimentandomi con gli artisti in gara e con gli organizzatori.
